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La perdita di terreno fertile, un dramma silenzioso e inarrestabile.

Solo in Italia secondo l’ISTAT, dagli anni 70  ad oggi si registra una diminuzione di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) pari a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme. Le cause sono ascrivibile in particolare all’abbandono dei terreni da parte degli agricoltori e a l’avanzamento delle aree edificate. La cementificazione è un fenomeno irreversibile e solitamente riguarda i terreni più fertili. L’inquinamento e i processi di desertificazione complicano ulteriormente la situazione.

Il suolo è una risorsa naturale irriproducibile e fondamentale, da cui dipende l’intera vita del pianeta. Esso è alla base di numerosi servizi ecosistemici che permettono e regolano la vita sulla Terra: produce circa il 99% del cibo destinato al consumo umano; filtra l’acqua piovana e la rimette in circolo pulita e potabile; regola il clima ed è la riserva fondamentale di carbonio organico e di biodiversità. Nonostante il grande valore si continua a consumare suolo a ritmi insostenibili. 

Nel paese simbolo dell’agroalimentare si consuma più di quanto il proprio suolo agricolo è in grado di produrre. L’Italia ha infatti un deficit di suolo agricolo di quasi 49 milioni di ettari e non riesce a coprire  il fabbisogno alimentare di tutti gli italiani.

Il deficit di risorse alimentari viene compensato da una facile importazione di materie prime dall’estero. Il sistema, tuttavia, si regge sull’assunto che qualcuno su scala globale sia in grado di produrre indefinitamente surplus agricolo da immettere sul mercato: un assunto fragile messo in crisi dall’incremento demografico, dalla crescita del potere d’acquisto dei Paesi emergenti e dell’avanzare della cementificazione.

Nel tempo che hai impiegato per leggere questo articolo, 30 secondi, in Italia sono scomparsi 60 mq di suolo. Secondo i dati dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), infatti, il consumo di suolo avanza al ritmo di 2 metri quadri al secondo.

Questo fenomeno spinge verso l’alto i prezzi dei terreni agricoli che diventano merce sempre più rara e preziosa.